Camerota Capoluogo

Posta su di uno sperone roccioso a 322 m. slm, Camerota domina dall’alto le vallate sottostanti, ricoperte di ulivi, fino a raggiungere il mare.

Secondo la leggenda riferita da Bernardino Rota, uno scrittore napoletano del ‘500, e riportata nel suo “Metamorphoseon liber”, l’origine di Camerota è legata al mitico Palinuro, il nocchiero di Enea ricordato nell’Eneide che, giunto lungo le coste del Cilento, si innamorò di una bellissima fanciulla di nome Kamàraton. Non ricambiato dell’amore, il giovane tentò di catturare l’immagine di lei riflessa nelle acque del mare, ma annegò.

La dea Venere, per punizione, trasformò la fanciulla in roccia, proprio la roccia dove oggi sorge l’abitato di Camerota.

Il termine Camerota viene fatto risalire, secondo le ipotesi più accreditate, al greco kamàraton, che significa curvo, incurvato, riferendosi alle grotte della costa, oppure alle case con volta o tettoia e dotate di ruote, come rappresentato sullo stemma del Comune di Camerota, composto nel 1602 e visibile anche presso le antiche prigioni cittadine, che collega le origini del paese alla Magna Grecia.

All’ombra del monte Bulgheria, Camerota si articola in un centro storico costituito da strette vie, coperte da arcate, ed in origine protetta da una cinta muraria medievale. Delle varie porte di accesso all’abitato, l’unica visibile oggi è porta di Suso, decorata, nella parte alta, da una testa in marmo raffigurante il volto di uno dei Marchesi che controllò Camerota, nella metà del 1100.

La parte più alta del borgo è dominata dal castello medievale, che si apre su piazza Vittorio Emanuele III. Costituito da un corpo a due piani, era dotato di una torre maestra, collegata visivamente alle altre del territorio, per garantire la difesa dagli attacchi nemici. Nel 1552 un’armata turca, comandata dal generale Rais Dragut, assalì il castello danneggiandolo.

Tutto il centro storico di Camerota è caratterizzato da costruzioni prive di fondamenta, realizzate poggiandosi direttamente sulla roccia. Sono le arcate, a sesto acuto o a tutto sesto, a caratterizzare il centro storico, ben visibili in via Pellegrino.

Le antiche abitazioni, ancora servite da pozzi d’acqua sorgiva, cisterne, forni, e gli importanti edifici religiosi, dominano il paese.

La chiesa di San Nicola, costruita nel 1452, ed affiancata dalla torre civica, custodisce un’importante tela di Paolo De Matteis, pittore originario del Cilento che lavorò in tutta la Campania tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, raffigurante la Trinità con San Nicola e San Giovanni Battista.

La chiesa di San Daniele Profeta, dalle forme ottocentesche, custodisce invece una tavola dipinta del ‘500, raffigurante la Madonna di Costantinopoli tra San Daniele e San Giovanni Battista. Poco fuori dal centro è il Convento dei Cappuccini, luogo di pace, con la chiesa a due navate arricchita dal polittico dell’altare maggiore, dalla struttura lignea ad intarsio, dipinto nel 1619 da Ippolito Borghese.

Il centro è dotato di un eliporto, costruito nel 1986 per garantire non solo l’atterraggio dell’eliambulanza, ma anche per favorire lo sviluppo turistico. Da qui, seguendo un sentiero, si giunge alla famosa grotta di San Biagio, luogo da cui si gode una bella vista sulla vallata sottostante.